I sindaci dell’Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti in primis, esprimono "preoccupazione per la delibera che individua le procure collocate in zone ad alta densità mafiosa ai fini delle nomine dei vertici. Procure che sono collocate solo al Sud e nell’agro pontino romano, sulla base di "un criterio necessariamente prudenziale" recita la delibera, con esclusione del Nord del paese. Poiché la decisione incide sulle carriere dei magistrati e sui criteri con cui vengono assegnati gli incarichi direttivi e semi direttivi, è doveroso segnalare i rischi che tale scelta comporta". Per questo i primi cittadini hanno preso carta e penna e hanno scritto una lettera al Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. "Le mafie non conoscono più confini territoriali tradizionali – si legge nella lettera – ed è improprio utilizzare categorie interpretative che non riflettano l’evoluzione del fenomeno criminale, con l’affermazione che nelle regioni del Nord non esiste una densità mafiosa tale da richiedere criteri speciali nella scelta dei dirigenti delle procure. La stessa Commissione V fa riferimento alla convergenza tra storica e attuale densità del fenomeno mafioso per definire i territori più a rischio e riteniamo che questa convergenza sia palese anche in regioni del nord Italia quali Emilia-Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto. L’impostazione prudente del Csm rischia infatti di trasmettere un messaggio profondamente distante dalla realtà che le istituzioni locali, la magistratura, le forze dell’ordine e i cittadini hanno conosciuto e affrontato negli ultimi decenni. Le risultanze giudiziarie, le sentenze definitive e gli accertamenti istituzionali hanno dimostrato come le mafie abbiano costruito nel nord Italia strutture operative stabili, capaci di infiltrare il sistema economico, alterare la concorrenza, condizionare settori produttivi e minacciare il corretto funzionamento delle istituzioni democratiche. L’Emilia-Romagna è stata teatro di alcune delle più importanti attività investigative e processuali contro le organizzazioni mafiose sviluppatesi fuori dalle tradizionali aree di insediamento. Il riferimento è anzitutto al Processo Aemilia, il più importante procedimento contro la ‘ndrangheta celebrato nel nord Italia, che ha accertato l’esistenza di un radicamento stabile e strutturato delle organizzazioni mafiose nel territorio emiliano-romagnolo, evidenziandone la capacità di infiltrazione nell’economia, nel sistema degli appalti e nelle attività imprenditoriali. Evidenziandone anche e soprattutto l’autonomia e l’affrancamento dalle famiglie originarie del sud Italia. La sentenza definitiva della Corte di Cassazione ha confermato in larga parte l’impianto accusatorio e il quadro relativo alla presenza mafiosa nella nostra regione. Chiediamo di adottare criteri coerenti con le acquisizioni maturate dalla giurisprudenza, dagli organismi parlamentari e dalle autorità di contrasto".