Il Csm potrebbe tornare sui suoi passi in merito alla delibera della Quinta commissione che individuava – ai fini delle nomine – le procure distrettuali operanti in aree caratterizzate da alta densità mafiosa.
Le iniziative in proposito sono state numerose, dopo che anche la politica – Pd e M5S in particolare – si è attivata per chiedere un ripensamento da parte del Consiglio su una indicazione sì tecnica, ma che rischierebbe di mandare un segnale di abbassamento dell’attenzione sul fenomeno mafioso, in particolare al nord.
Per questo il laico di Italia Viva, Ernesto Carbone, ha fatto richiesta di apertura pratica finalizzata a sollecitare la correzione del testo, includendo fra le procure distrettuali anche quelle del Nord. «Non includere le procure del Nord Italia fra quelle operanti in aree caratterizzate da alta densità di criminalità organizzata di tipo mafioso rappresenta un errore macroscopico e un totale travisamento della realtà oggettiva» e «proprio nelle aree economicamente più sviluppate, che ancora oggi sono situate al Nord, c'è maggior rischio di infiltrazioni criminali, laddove si concentrano capitali, infrastrutture, grandi opere pubbliche, servizi di ogni natura».
Sollecitazione simile è arrivata anche dai laici di centrodestra, con le consigliere Claudia Eccher e Isabella Bertolini che hanno chiesto l’apertura di una pratica «finalizzata alla revoca in autotutela della delibera e a una nuova valutazione dei criteri adottati, affinchè la fotografia del fenomeno mafioso sia più completa e aderente alla realtà del Paese».













