«Send Them Back», rispediteli indietro. Gli europarlamentari conservatori e riformisti hanno intonato questo coro durante l’approvazione del regolamento rimpatri, rinominato da molte organizzazioni «regolamento deportazioni». Le nuove norme – che prevedono un largo uso della detenzione, anche di minori, raid in abitazioni private e altri luoghi, return hub in cui trasferire persone in paesi con cui non hanno alcun legame – preoccupano le organizzazioni per i diritti, movimenti di tutta Europa e anche i vescovi europei che hanno sottolineato come «il nuovo quadro normativo rischia di indebolire l’effettiva tutela dei diritti fondamentali e della dignità delle persone vulnerabili».
E in questo nuovo capitolo dell’Ue gioca un ruolo cruciale l’Agenzia europea per il controllo delle frontiere (Frontex), sempre più ricca di agenti e fondi: dal 2025 il budget annuo ha superato il miliardo di euro. Mercoledì la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, nella sua lettera inviata in vista del Consiglio europeo, ha fatto sapere che l’Ue si sta «preparando a proporre un mandato potenziato per Frontex, consentendo all’agenzia di contribuire in modo ancora più decisivo alle operazioni di rimpatrio».














