Il Parlamento europeo ha approvato il nuovo Regolamento Ue sui rimpatri dei cittadini extracomunitari che soggiornano illegalmente nell'Unione. Il provvedimento introduce l'obbligo per gli interessati di collaborare con le autorità, prevedendo la possibilità di detenzione amministrativa fino a ventiquattro mesi in caso di rischio di fuga o minaccia alla sicurezza. Ma l’innovazione principali riguarda la creazione di "hub di rimpatrio" in nazioni esterne all'Ue, dove i migranti potranno essere trasferiti in attesa dell'espulsione definitiva.

Le autorità avranno inoltre il potere di condurre ispezioni e sequestri di dispositivi elettronici per facilitare le procedure di identificazione. Il Parlamento si impegna inoltre a rispettare i diritti fondamentali e il principio internazionale di non respingimento. Il cosiddetto “modello Italia-Albania” per la gestione dei migranti diventa ufficialmente e per le destre europee (e quella italiana) è una vera e propria “rivoluzione”.

Il trionfo politico: "L'Italia ha cambiato l'Europa"

Il regolamento nasce dall’accordo raggiunto tra Italia e Albania, un protocollo d’intesa firmato a Roma nel novembre del 2023 ed è entrato pienamente in vigore nel 2024 dopo la ratifica da parte dei rispettivi parlamenti. L’accordo bilaterale a firma della presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e del presidente albanese Edi Rama, prevedeva proprio trasferimento in territorio albanese, ma in strutture sotto la giurisdizione italiana, dei migranti soccorsi in acque internazionali dalle autorità italiane. Nel porto di Shengjin si trovano le aree per le procedure di sbarco, identificazione e primo screening. A Gjadër è situato il centro per il trattenimento e il rimpatrio. L'accordo ha suscitato dibattiti politici e giuridici, andando incontro a fasi di stallo e a interventi della magistratura che hanno portato alla non convalida di alcuni trattenimenti e al trasferimento in Italia delle persone coinvolte.