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Martedì la commissione parlamentare Politiche dell’Unione Europea del Senato ha discusso la nuova proposta di regolamento europeo sui rimpatri. Quando la commissione, lo scorso marzo, aveva presentato questo piano, Fratelli d’Italia lo aveva accolto con toni trionfalistici, e la stessa Giorgia Meloni lo ha poi più volte descritto come un successo del suo governo.
Ci si attendeva dunque che anche in parlamento venisse confermato questo apprezzamento. Invece Marco Scurria, il senatore di Fratelli d’Italia a cui era stato assegnato il compito di fare da relatore sul tema, nel suo intervento ha fatto diverse critiche al regolamento europeo, ripetendo in sostanza quelle indicate in un rapporto di 50 pagine elaborato dal ministero dell’Interno, e che era rimasto finora riservato. Scurria ha così ottenuto dal presidente della commissione, Giulio Terzi di Sant’Agata, pure lui di Fratelli d’Italia, che il seguito della discussione venisse rinviato alla prossima settimana.
La richiesta di maggiori approfondimenti su un atto della Commissione Europea sottoposto al parere dei parlamenti nazionali non è di per sé un fatto rilevante. Lo è però, in questo caso, per due motivi: innanzitutto perché finora proprio le politiche migratorie, e la scelta della presidente della Commissione Ursula von der Leyen di rendere più severe alcune procedure di accoglienza e rimpatri, erano state il tema su cui Meloni aveva rivendicato il suo maggior successo in ambito europeo; e poi perché la scorsa settimana alla Camera la maggioranza aveva dato parere favorevole alla nuova proposta di regolamento, quando era stata discussa nella commissione analoga. C’è dunque una contraddizione difficile da spiegare.






