Fumata bianca sul regolamento rimpatri, dopo settimane di negoziati serrati tra il Parlamento Europeo, il Consiglio Ue e la Commissione per trovare la quadra.
Le nuove norme imporranno obblighi di cooperazione con le autorità ai cittadini di Paesi terzi che non hanno diritto di soggiorno negli Stati membri, il 'foglio di via' unico a livello Ue nonché la possibilità di creare hub per i rimpatri al di fuori dei confini dell'Unione.
L'intesa, però, dev'essere ora approvata dalla commissione Libe e dalla plenaria. Uno dei nodi principali del negoziato ruotava intorno all'articolo 52 del regolamento, cioè i tempi di messa a terra della riforma. Le capitali chiedevano almeno due anni di tempo per le modifiche legislative nazionali mentre il Parlamento voleva un'attuazione pressoché immediata. Alla fine si è trovato un compromesso.
E' stato infatti convenuto che il regolamento entrerà in vigore immediatamente dopo la data di decorrenza (il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale), come chiedeva il Parlamento, compresa la parte sugli hub di rimpatrio. Tuttavia, alcune disposizioni entreranno in vigore 12 mesi dopo, proprio per dare tempo ai 27 di modificare le leggi.
Come anticipato, il regolamento rimpatri introduce obblighi più stringenti per i migranti senza diritto di soggiorno, imponendo la cooperazione con le autorità e l'obbligo di lasciare il territorio dell'Ue. A questo proposito, la proposta introduce l'Ordine europeo di rimpatrio (ERO) per facilitare il riconoscimento delle decisioni adottate da altri Stati membri, anche se resterà inizialmente volontario. La riforma apre poi la strada ai 'returns hub' in Paesi terzi, destinati ad accogliere le persone oggetto di un ordine di espulsione in attesa del ritorno nel Paese d'origine o in uno Stato terzo (ma vanno negoziati gli accordi). Infine sono previste procedure più severe per le persone considerate una minaccia per la sicurezza pubblica.











