La Commissione europea sta preparando una riforma destinata a rafforzare il ruolo di Frontex, l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Tra le novità più rilevanti del progetto c’è l’attribuzione di nuove competenze nella gestione dei rimpatri, compreso un possibile coinvolgimento operativo nei cosiddetti return hubs, centri di rimpatrio situati al di fuori dell’Unione europea, previsti dal nuovo regolamento rimpatri.
L’iniziativa s’inserisce nel processo di attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, con l’obiettivo di aumentare i rimpatri delle persone irregolari. Tra le modifiche previste, Frontex potrebbe non limitarsi più a coordinare i rimpatri dall’Unione europea verso i paesi d’origine, ma anche organizzare operazioni di trasferimento forzato verso il paese terzo con cui sono stati stretti accordi bilaterali. Questa estensione del mandato consentirebbe all’agenzia di svolgere un ruolo operativo nei futuri return hubs, strutture destinate a trattenere temporaneamente i migranti che hanno ricevuto un provvedimento di rimpatrio.
I return hubs rappresentano una delle proposte più criticate nell’ambito delle nuove politiche migratorie europee. L’idea è di creare centri in stati non appartenenti all’Unione europea, nei quali trasferire le persone irregolari. La Commissione europea ha tuttavia precisato che il nuovo mandato di Frontex non costituirebbe un’autorizzazione generalizzata a effettuare trasferimenti in paesi terzi. Le operazioni dovrebbero svolgersi esclusivamente nel quadro di specifici accordi bilaterali. La proposta, che dovrebbe essere formalizzata entro la fine di settembre, ha già suscitato un intenso dibattito politico.








