Una Frontex più agile, tecnologica e con una forte proiezione d'azione nei Paesi terzi: è questo l'orizzonte delineato per il futuro dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, con un focus sul rafforzamento dei rimpatri e un uso avanzato di droni e intelligenza artificiale.

Il piano, presentato in un non paper da Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, Croazia, Lituania, Romania, Slovenia, Grecia, Spagna e Malta, in vista della riforma di Frontex attesa per il terzo trimestre del 2026, suggerisce delle modifiche mirate al regolamento sulla Guardia di frontiera e costiera europea invece dell'espansione del mandato dell'Agenzia.

Il testo chiarisce che si deve evitare la duplicazione delle funzioni con altre agenzie Ue e, soprattutto, che il mandato di Frontex non deve essere esteso per includere i controlli alle frontiere interne o i trasferimenti di migranti tra Stati membri.

Il ruolo dell'Agenzia deve rimanere "di supporto e complementare", concentrandosi su rimpatri, gestione delle frontiere e alla cooperazione con Paesi terzi. Nel documento si chiede poi "una maggiore presenza di Frontex nei paesi terzi, in particolare nei paesi di origine e di transito, sfruttando adeguatamente i partenariati strategici dell'Ue", oltre che "un ruolo più incisivo" nel coordinamento e nell'attuazione delle operazioni di rimpatrio. Quanto al corpo permanente, si ipotizza la creazione di una nuova categoria di riserva composta da agenti, reclutati su base nazionale, co-finanziati dall'Ue, da attivare solo in situazioni straordinarie ben definite senza causare una carenza sproporzionata di risorse umane per lo Stato membro di invio. Gli Stati sottolineano infine la necessità di droni e strumenti di intelligenza artificiale per il controllo dei confini, e di una maggiore flessibilità nell'acquisto di attrezzature tecniche, sistemi di sorveglianza e infrastrutture per rafforzare la sicurezza delle frontiere.