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Cristina Ravanelli

Ascoltarli, legittimare le loro paure ma senza sostituirsi a loro. Ed evitare la «trappola del paragone». I consigli del pedagogista per affrontare una prova che non è solo cognitiva ma anche emotiva

Impossibile dimenticarla. Per alcuni è addirittura un incubo che riaffiora a distanza di anni. Tanto che un film come Immaturi di Paolo Genovese ha immaginato cosa potrebbe accadere a un gruppo di adulti costretti, per un errore burocratico, a sostenere di nuovo l'esame di maturità vent'anni dopo averlo superato.L'esame di Stato continua a occupare un posto centrale nell'immaginario collettivo. Secondo un'indagine realizzata dal Censis nell'ambito del progetto Iride – La scuola vista dai giovani, che ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle scuole secondarie di secondo grado, il suo valore simbolico resta forte anche tra le nuove generazioni: il 58,3% degli studenti la considera una tappa importante del proprio percorso di crescita, il 58% la vede come un'opportunità di sviluppo personale e un trampolino verso il futuro, mentre il 62,5% la identifica come il vero passaggio all'età adulta.Accanto a questo riconoscimento emerge però anche il tema dell'intensità emotiva che accompagna la prova. Per il 72% la difficoltà principale non è l'esame in sé, quanto la gestione dello studio e dell'ansia da prestazione. E se per gli studenti si avvicinano giorni carichi di tensione, anche per molti genitori potrebbero arrivare notti insonni. Come gestire allora l'ansia affinché non diventi un ostacolo che impedisce di stare accanto ai ragazzi nel modo giusto? Lo abbiamo chiesto a Stefano Rossi, psicopedagogista e autore del saggio Genitori in ansia (Feltrinelli).