Tra le figure che hanno lasciato il segno, cita Paolo Teverini, con cui ha condiviso soprattutto una filosofia dell'accoglienza: «Mi ha trasmesso, insieme alla sua famiglia, la grande passione per l'accoglienza a 360°». Sul tema della presenza femminile nelle cucine professionali, Arianna Gatti ha le idee chiare: «Molte ragazze, quando iniziano, si trovano davanti contesti difficili, poca fiducia, pregiudizi o ambienti che invece di far crescere finiscono per spegnere entusiasmo e sicurezza». E qui non si limita a descrivere, ma prescrive: «La cucina ha bisogno di donne, della loro determinazione, sensibilità e visione». La direzione, però, non è quella di una separazione per genere, ma di una valutazione per merito: «Penso che la cosa più importante sia essere riconosciuti per professionalità, carattere e capacità, indipendentemente dal genere». E qualcosa, secondo lei, sta cambiando: «Stanno nascendo sempre più realtà diverse: cucine inclusive, sane e stimolanti, dove contano solo talento, impegno e passione.» Un cambiamento lento, ma reale.