“La mia passione per la cucina è nata quando aiutavo mamma a cucinare”, “Ho imparato i trucchi del mestiere da mia nonna”: quante volte gli chef raccontano di aver appreso arte, passione, gesto tecnico da madri e nonne. La cucina, verrebbe da dire, è donna e cucinare è verbo domestico, antico, femminile per tradizione. Eppure, quando i fornelli sono quelli di un ristorante, e l’attività si svolge in brigate, aziende agricole, consigli d’amministrazione di catene alberghiere o giurie internazionali, il genere cambia. O meglio: cambia il potere.

LA NOVITÀ

Sempre più in alto: in edicola sul Gusto l’ascesa delle donne nel mondo del cibo

04 Marzo 2026

Ne parliamo in vista dell’8 marzo, non certo per proporre la ricetta della torta mimosa o per brindare con un cocktail mimosa (o con un calice di rosé “che piace tanto alle signore”), ma per considerare la ricorrenza come invito a riflettere sul sistema dell’enogastronomia. Perché se è vero che nelle cucine di casa, nelle vigne di famiglia, nelle botteghe e nelle trattorie le donne ci sono sempre state – e magari comandano – è altrettanto vero che la rappresentazione pubblica del potere gastronomico è stata a lungo maschile.