"Le donne, come gli uomini, cucinano con le mani. Non con le ovaie”. Con questa frase, Maria Canabal, fondatrice del network femminile Parabere Forum, chiarisce la sua posizione: no ai premi come "miglior donna chef". I riconoscimenti divisi per genere non sono la soluzione: il cambiamento, sostiene, passa dall'equità strutturale e dal riconoscimento del talento senza etichette.
In vista dell'8 marzo il numero de I Piaceri del Gusto, in edicola domani con La Stampa e Repubblica, affronta il tema del gender gap nelle professioni enogastronomiche, un settore centrale nel racconto identitario del Paese ma che continua a mostrare squilibri nei ruoli apicali, nelle retribuzioni, nella visibilità pubblica.
Testimonianze
Lo fa attraverso storie concrete: distillatrici e birraie, sommelier e casare, imprenditrici agricole e cuoche televisive che hanno aperto nuove strade quando il mestiere era considerato appannaggio maschile.Accanto a questo focus, il numero accompagna l'arrivo della primavera con i pani quaresimali, le colombe, le uova di Pasqua e le giornate dedicate ai grandi classici popolari come tiramisù e amatriciana. Perché la cultura del cibo tiene insieme tradizione e cambiamento, riti collettivi e trasformazioni profonde.










