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La chef abruzzese usa questo ingrediente feticcio per unire le diverse tradizioni della sua terra d’origine e di quella in cui lavora, Brescia, dove guida la cucina del ristorante Forme. Un esempio lampante della poetica della trentaquattrenne cuoca, che ha sempre bene in vista la tradizione ma è dotata di uno sguardo nuovo che la reinventa. E che in un bel video si racconta

La tradizione prende nuove strade senza dimenticare da dove arriva. E lo fa con lentezza, la lentezza di una lumaca: uno degli ingredienti più atavici e appassionanti della nostra terra, e per Arianna Gatti, cheffe del ristorante Forme di Brescia, anche il trait d’union tra le sue due terre. L’Abruzzo da dove arriva e la Lombardia dove lavora. Materia antica e discreta, profondamente radicata tanto nella cultura contadina abruzzese quanto in quella bresciana, viene qui reinterpretata come emblema di un dialogo tra territori, memoria e modernità.

In Abruzzo, contesto d’origine della cheffe (arriva dalla rude e montuosa Marsica) le lumache sono spesso legate alla cucina povera e contadina: stufate lentamente con pomodoro e peperoncino. Nel Bresciano sono invece più consuete in preparazioni “in bianco”, aromatizzate con erbe e accompagnate da polenta. Nelle mani di Gatti, la lumaca diventa “materia viva”: elegante, moderna, ma mai snaturata.