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«Le persone hanno bisogno di incasellare per semplificare, per facilitare la comprensione. Noi siamo nati in altri Paesi, abbiamo genitori di culture diverse: siamo intrinsecamente cosmopoliti, conteniamo diversità». Luna Ferrari è metà italiana, metà filippina. Nata a Milano, è cresciuta in tanti posti, dall’Emilia-Romagna al Piemonte. In cucina ha cominciato a trentadue anni, dopo un percorso non lineare: «Ho lavorato in gastronomia, in ristoranti. Ma ora la vita da freelance mi permette di avere orari flessibili. Faccio corsi di cucina, nel weekend: parlo anche di diverse ricette filippine, delle mie radici». La comunicazione, secondo Luna, è molto importante: «Uso i social per parlare della cultura gastronomica – non solo di quella filippina, ma di tutte quelle che ho scoperto, sono una persona curiosa». Parolachiave: culturale.

«Dietro ogni piatto c’è una storia, quella di ogni donna in questo programma di formazione per donne migranti. Quella di Roots è una comunicazione efficacissima». Nadiya Shevchenko ha trentatré anni, lavora nella ristorazione da quando ne ha quindici. Di origini ucraine, ora vive a Cesena. Vuole mettersi in proprio, e a partire da due idee, entrambe tratte dalle sue esperienze lavorative precedenti: continuare a lavorare nel sociale e creare un format funzionale, replicabile. Sì, perché Nadia viene da due trascorsi principali: il primo è quello di essere socia di una catena di pokè, la Pokè Factory. «Ho fatto parte dello sviluppo iniziale, nella creazione del primo negozio: è un progetto che è poi cresciuto, sono contenta». Da qui la forma: funzionale e replicabile.