Se il gusto ci invita a scegliere i cibi più adatti al nutrimento, assecondando le nostre preferenze secondo esperienze pregresse o guidati dalla propria cultura alimentare, le intolleranze e le allergie ci portano lontano da alcuni cibi o ingredienti, avvicinandoci a proposte più adatte a noi. E su queste proposte, durante l’hackathon del Gastronomika Festival, si è fondato il dibattito del tavolo 11 guidato dalla giornalista Camilla Addati che ha orientato la condivisione fin da subito secondo un’ottica ottimistica e creativa, fil rouge dell’intera edizione.

I cibi senza glutine e senza lattosio sono stati i protagonisti della discussione, ma potremmo allargare il discorso anche ad alimenti senza carne o pesce per chi sceglie una dieta vegetariana o senza alcuna derivazione animale per chi è vegano, o ancora senza conservanti e zuccheri aggiunti. La distinzione da non dimenticare è se la dieta free from deriva da una scelta di vita, sperimentata in seguito a consapevolezze di tipo etico o ambientale, o conseguente a una diagnosi medica come quella di celiachia.

@GaiaMenchicchi

Quando si parla di cibi “senza” a volte può sembrare di leggere tra le righe un racconto demoralizzante e privante, e non quello di un cibo che deriva da studio, tecnica, ricerca e innovazione. I tempi in cui i prodotti senza glutine erano rilegati in una triste scansia di una farmacia sono però passati, come quelli in cui gli unici formaggi senza lattosio potevano essere quelli stagionati. Lo testimoniano la ricerca e lo sviluppo creativo di proposte sempre più appetibili e con etichette pulite, cioè con un utilizzo moderato o azzerato di additivi ed emulsionanti. Lo ha confermato Angelica Bizzocchi, buyer di METRO specializzata in prodotti da forno e dolciari anche senza glutine, sostenendo che oggigiorno è pressoché impossibile distinguere un ottimo croissant senza glutine dalla sua versione “originale”, con farina di frumento.