Quello dell’edizione 2026 del Festival di Gastronomika potrebbe sembrare un tema un po’ filosofico, “L’ottimismo e la ragione”. Dalla teoria alla pratica lo stimolo arriva dal sottotitolo: “È ora!”. È ora di cosa? La risposta ce la devono dare i giovani stessi coinvolti nella seconda giornata del festival, professionisti riuniti attorno a un tavolo per discutere un tema specifico e raccontare esperienze costruttive vissute nel quotidiano. Con una ventina di tavoli tematici e circa duecento persone coinvolte, il foyer del Teatro Franco Parenti per un giorno diventa palcoscenico di un hackathon che brulica di voci e idee.
La quantità del cibo raccontato che incontriamo sui nostri schermi sembra quasi aver sorpassato quella del cibo effettivamente mangiato: esiste un limite al numero dei pasti quotidiani (o almeno dovrebbe), non esiste più invece un limite al cibo che possiamo incontrare “scrollando” su uno smartphone.
Per rispondere al gastronomico dilemma “Mangiare o raccontare?” e di conseguenza capire come cambia la percezione del cibo con questa valanga di “gastronarrativa”, abbiamo coinvolto giovani che del racconto gastronomico hanno fatto una professione.
Costanza Motta, editor, professionista del mondo della comunicazione dell’editoria e moderatrice del dibattito, scopre subito le carte: la comunicazione stessa quanto è funzionale al mondo del cibo come complemento che aiuti il prodotto alimentare a emergere e quanto invece un ostacolo?






