Il valzer di aperture (e chiusure) di ristoranti gastronomici, listening bar, bakery d’ispirazione nordica ha trasformato le grandi città italiane in una sequenza ininterrotta di novità. Ci si mettono anche i social, come Instagram e TikTok, dove content creator e influencer portano avanti rubriche su dove andare a mangiare; postano foto di invitanti piattini; trasformano un alimento nell’ennesimo trend gastronomico. Quando un format funziona, la sua riproducibilità è immediata. Così i centri urbani si riempiono di locali, pensati per essere riconoscibili, fotografabili ma anche rapidamente sostituibili. Nel frattempo una parte della ristorazione italiana si muove in senso opposto, investendo in territori lontani, dove il cibo torna a essere legato a un tempo e a uno spazio. Per raggiungere località come Sant’Agata Feltria (Rimini), San Pancrazio (Arezzo), o Bagaggera (Lecco) bisogna allontanarsi dalle strade principali, attraversare morbide vallate e ripartire con anticipo per evitare ingorghi di traffico. Ed è grazie a queste condizioni che i ristoratori stanno ridefinendo il proprio rapporto con il pubblico, trasformando il viaggio in una parte fondamentale dell’esperienza gastronomica.