Le storie di cuochi, personale di sala, sommelier, ristoratori, tutto il popolo di lavoratori italiani nell’enogastronomia che si trasferisce all’estero, meritano di venire raccontate. Sono spesso ragazzi che, anche quando non sono famosi, sono molto bravi in ciò che fanno. Fatevi un giro nelle brigate e anche in sala dei più blasonati ristoranti di Londra, Parigi, o nel più lontano Medio Oriente: trovare nell’aria un accento italiano è molto più facile di quanto si possa pensare. Vicende personali che consentono di realizzare virtuosi scambi tra Italia e resto del mondo: per capire meglio cosa succede all’estero, e, al tempo stesso, quando alcuni rientrano arricchiti da nuove esperienze, farne tesoro per il nostro sistema ristorazione. Andare finalmente oltre il confronto che spesso diventa contrapposizione e che si ferma a sottolineare cosa va bene all’estero e male da noi. Riuscire quindi ad abbattere pregiudizi e luoghi comuni sulla nostra visione di ciò che avviene fuori dall’Italia e su come noi italiani veniamo percepiti. È con questa intenzione che Anna Prandoni ha acceso un faro su queste storie, facendone il focus di un dibattito che ha riunito alcuni diretti interessati.