ROVIGO - La polenta, l'asiago, i bigoli e il radicchio: tradizioni venete portate lontano, dentro una valigia di affetti e ricordi, un'identità da preservare anche all'estero. «Sento di avere due case: una a Londra e una a Rovigo. Quella italiana è soprattutto una casa affettiva, legata alla famiglia, agli amici e ai ricordi di quando ero piu giovane». A raccontarsi è Alessandro Merendino, nato a Rovigo nel 1985, docente universitario alla Queen Mary University of London, che fa della proprie radici un punto di forza, di appoggio, una risorsa su cui costruire il proprio future.
Da Rovigo a Londra: quando ha capito che il suo percorso professionale sarebbe stato internazionale?
«Ho capito abbastanza presto che il mio percorso avrebbe avuto una dimensione internazionale. Già alle superiori, al Liceo Classico Linguistico Celio, ero affascinato dal Regno Unito e da Londra. Mi attirava l'idea di vivere in una città aperta, multiculturale, dove fosse possibile confrontarsi ogni giorno con persone, idee e percorsi diversi. Poi, intorno ai vent'anni, durante la laurea triennale in Economia Aziendale all'Università di Ferrara, questa intuizione è diventata sempre più concreta».
Quanto hanno inciso le sue origini polesane nella persona e nel professionista che è oggi?










