Una storia firmata con nome e cognome, che la psicologa commenta così: “Ciò che in noi viene considerato una ‘stranezza’ quasi sempre è una risorsa, da nutrire per una realizzazione più autentica di noi stessi”
di Veronica Mazza
“Sognavo di diventare ingegnere. Ho scelto un’università lontana 50 km da casa, che ogni giorno percorrevo su e giù, tra lezioni, cambi di mezzi e ore di spostamenti estenuanti. Gli esami erano difficili, le strutture inadeguate e l’organizzazione caotica: capitava di sostenere prove persino oltre la mezzanotte. Dopo cinque anni così e 29 esami con un’ottima media accademica, il peso di quella vita ha iniziato a farsi sentire. Il mio corpo e la mia mente non reggevano più, mi stavo ammalando. Avevo scelto Ingegneria Edile-Architettura per condividere la mia creatività con il mondo, ma mi ritrovavo intrappolata in una routine che spegneva ogni entusiasmo. Non ce l’ho fatta più, ho mollato”. A raccontare la sua storia è Diana De Lorenzi, 36 anni, di Tivoli: content creator specializzata in travel e design. “Per ritrovare un po’ di luce ho iniziato a condividere su Instagram e sul mio blog le meraviglie di Roma e dintorni. Non cercavo fama, solo un modo catartico di esprimere bellezza in giornate grigie. Con il tempo il seguito è cresciuto, e la vera svolta è arrivata con un viaggio sognato da sempre: la California. Da allora ho girato il mondo”. Se volete raccontare la vostra storia perché venga pubblicata, previa valutazione della redazione, potete scrivere una mail a rinascite@repubblica.it






