Pubblicato il: 21/05/2026 – 9:41
REGGIO CALABRIA Un’aula piena, volti attenti, mani alzate e il desiderio di raccontarsi senza filtri. All’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria, la tappa del tour di Luca Abete si è trasformata in molto più di un semplice incontro: è stato un momento di confronto autentico, capace di mettere al centro le emozioni, le fragilità e il bisogno, sempre più forte, di sentirsi davvero ascoltati. Davanti a centinaia di studenti, nell’aula magna “Quistelli”, Abete ha portato il suo format itinerante Non ci ferma nessuno, costruito negli anni attraverso il dialogo diretto con i giovani e costantemente aggiornato in base alle loro esperienze. Si è chiusa così l’edizione 2026 della campagna sociale motivazionale di Luca Abete, giunta alla sua dodicesima edizione consecutiva. Reggio ha ospitato l’ultimo atto di un tour che ha attraversato otto atenei italiani, coinvolgendo oltre 3.000 studenti in aula e più di 5 milioni di utenti sui social.«Questo tour è sempre in aggiornamento perché ogni anno cambiano delle cose, ma anche di tappa in tappa, perché il focus è basato sull’ascolto. I ragazzi si raccontano e noi aggiorniamo costantemente il format per intercettare le loro sensibilità e i loro interessi». Il claim di quest’anno è tanto semplice quanto potente: «Dimmi davvero come stai». Un invito a fermarsi, a guardarsi dentro e a superare quel meccanismo automatico che Abete definisce «benegrazzismo». «È quel rispondere “bene, grazie” in automatico alla domanda “come stai?”, un’abitudine che fa più danni che altro». Per il volto di Striscia la Notizia, il primo passo verso il benessere mentale è proprio questo: imparare a riconoscere le proprie emozioni e ad accettare anche i momenti di fragilità. «L’invito è cominciare veramente a capire come stiamo, di che cosa abbiamo bisogno e provare ad affrontare quei piccoli disagi che viviamo, valorizzando allo stesso tempo il nostro talento e quello che sappiamo fare bene». Un messaggio che ha colpito profondamente gli studenti, molti dei quali appartengono a quella generazione che ha vissuto gli anni del Covid in isolamento, tra lezioni online e giornate trascorse in solitudine.











