Gli anglosassoni hanno coniato un termine entrato nel lessico comune: brain drain. In italiano si tradurrebbe così: esodo dei cervelli. Nel senso di fuga all’estero dei migliori talenti. Fenomeno migratorio spingente le giovani generazioni a cercare altrove migliori condizioni di vita e di lavoro. Come gli assi della Tech accorsi nella Silicon Valley o, più recentemente, nel Texas, nuovo El Dorado della AI.

Grande esodo, per dirla con Battiato, che vide pure l’Inghilterra sommersa da ondate di gallici migranti rimpiazzanti, per ristoranti e hotels d’alto rango, il rigido tradizionalismo britannico. Nota bene, non se ne dispiacque nessuno. Allora, popolo di poeti e di navigatori, prendemmo pure noi l’oltralpina tangente. Abbiamo tutti cugine, fratelli e rampolli spopolanti sulla scena parigina. Italianizzazione della Francia: si ingurgitano a Parigi più pizze, burrate e focaccine che a Faenza o a Caltanissetta. Qui gli Alajmo (Caffé Stern), Alessandra del Favero & Oliver Piras (Il Carpaccio) Michele Farnese (Dilia), Simone Tondo (Racines) o Giovanni Passerini sono celebrati quanto da noi i Cracco, Crippa, Bottura o Bartolini. E lasciamo stare i sondaggi che danno nel 2027 come probabile neo Presidente della Repubblica Francese proprio un trentenne d’italica estrazione.