I quattro braccianti immigrati arsi vivi da due caporali, anch’essi immigrati, sono i moderni schiavi su cui campa la società signorile di massa, secondo calzante definizione di Luca Ricolfi. I loro stipendi miserabili sono la nostra ricchezza, e si può risparmiare anche sul senso di colpa: che c’entriamo noi, che li abbiamo accolti, se s’accoppano fra di loro? Quando ad accopparli siamo noi, ci si scorda alla svelta, come è successo con Bakari Sako a Taranto, e bisogna ringraziare Repubblica per il reportage da Marsala dove tutte le mattine bande di italiani tirano giù dalla bicicletta qualche migrante e lo riempiono di botte.

Ho aperto a caso un libro molto promettente di Giorgio Dell’Arti. Si chiama America nuda e cruda, la cronaca dei duecentocinquanta anni di storia degli Stati Uniti. Mi sono imbattuto nelle pagine dedicate al linciaggio di New Orleans, di cui sapevo per averne letto in un libriccino di Giuseppe Prezzolini. Nel 1890, il capo della polizia di New Orleans, David Hennesy, fu ucciso in un agguato presumibilmente di italiani, quelli della “mano nera” che si spartivano i traffici illeciti. Avevamo una pessima fama: Hennessy sosteneva che con gli italiani bisognava farla finita; per il sindaco, Joseph A. Shakespeare, la comunità siciliana andava eliminata dalla faccia della terra.