«Negli ultimi decenni il nostro sistema è diventato iper-giustizialista con i reati dei colletti bianchi e iper-garantista con i reati della criminalità comune, specie se commessi da immigrati», ha evidenziato il politologo Luca Ricolfi qualche giorno fa. Ormai è palese che il sistema italiano tenda a giustificare i crimini commessi da stranieri e a proteggerli in ogni modo dall’espulsione. Il decreto Lamorgese del 2020 in materia di immigrazione e sicurezza stabiliva che, per rimpatriare immigrato irregolare, è necessario attestare l’assenza di patologie incompatibili con la detenzione amministrativa. All’ospedale di Ravenna, è deflagrato lo scandalo dei certificati anti-rimpatrio che sarebbero stati firmati dai medici del reparto Malattie Infettive per evitare il trasferimento degli irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). L’inchiesta della Procura ipotizza certificazioni ritenute in alcuni casi incomplete e/o arbitrarie. Per questo motivo, otto medici sono indagati a piede libero per falso ideologico continuato commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico.