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Ultimo aggiornamento: 7:55

Non è casuale. La deportazione dei migranti, rifugiati e richiedenti asilo si è estesa alla stessa velocità della globalizzazione delle merci e dei capitali. In molti dei Paesi occidentali e gradualmente anche nel Sud del mondo, i campi di raccolta, identificazione, transito ed espulsione si sono moltiplicati.

Fare poi appello a Paesi terzi ritenuti ‘sicuri’ in quanto a rispetto dei diritti umani è una pura finzione giuridica senza fondamento. Le violenze insite nelle sinistre operazioni citate, per la loro pervasività e soprattutto per le collusioni coi poteri politici, sono da tempo ‘normalizzate’. Non fanno notizia, non danno scandalo, non sono pietra di inciampo, non fanno vergognare, non destano reazioni notabili, non generano sconcerto e non lasciano, apparentemente, traccia.

Non è casuale. La mobilità, per la sua intrinseca carica sovversiva, è stata ‘criminalizzata’. Rivendica un’insopprimibile scorta di futuro da inventare per società dove una delle caratteristiche fondanti è, appunto, il controllo dei cittadini. Diventa insopportabile, per il sistema che va per la maggiore, saltare gli schemi che hanno creato frontiere armate per fronteggiare l’arrivo dei ‘barbari’. Per i greci i barbari erano coloro le cui parole erano incomprensibili, forse non erano parole ma solo suoni selvaggi da cui distinguersi.