Il declino demografico europeo incontra l’immigrazione, ma in Italia pesa anche la fuga dei giovani. Una combinazione che accentua fragilità strutturali e tensioni latenti. Senza integrazione e visione, il rischio è un conflitto sociale difficile da gestire. La riflessione di Francesco Sisci

Lo sciovinismo in America è problema periodico, secolare, praticamente connaturato al Paese. La nazione è stata fatta di ondate di immigrazione in cui i primi si rivoltano contro i secondi con azioni violente, al limite della legge o del tutto criminali. Il film di Scorsese Gangs of New York racconta come il mito del Padrino di Puzo e Coppola affondi le radici nell’800.

Lo sciovinismo contro l’emigrazione in Europa ha basi diverse. Nasce anche da una denatalità che non c’è in America. Le nuove popolazioni più giovani sostituiscono i vecchi europei che non fanno figli e sono sempre meno giovani. Inoltre, lo sciovinismo europeo si radica e incastra in una tradizione di antisemitismo, che la recente guerra a Gaza ha risvegliato dal suo sonno leggero. La cosa si combina in una chimica con miasmi antichi.

Il rischio paventato in Europa è che nuovi giovani possano sopraffare i vecchi con conseguenze antropologiche e generazionali enormi. Il tasso di sostituzione generazionale è di 2,1 figli per donna. Tutti e tre i principali Paesi europei ne sono ben al di sotto. In Germania era circa 1,35 nel 2023, in calo rispetto all’1,57 del 2021. È ai minimi storici. In Francia era circa 1,64 nel 2023, in calo rispetto all’1,84 del 2019. Tradizionalmente la più alta d’Europa, sta perdendo terreno rapidamente. Nel Regno Unito era circa 1,49 nel 2023, in calo rispetto all’1,65 del 2019. La tendenza è al ribasso in tutti e tre i Paesi, con un’accelerazione notevole dopo il 2021, l’anno dell’esplosione del Covid.