C'è un piccolo gruppo di migranti che vive immerso in venti ettari di terreno nelle campagne cosentine, alle prese con la raccolta dei pomi di ventimila melograni. Hanno una casa modesta ma abbastanza grande da poterli ospitare in sette. Parlano con chiunque, hanno un contratto regolare con l'azienda ortofrutticola, non devono nascondersi. "L'obiettivo è riuscire a far assumere il più possibile le persone legalmente, per poi garantire ai braccianti la possibilità di avere un alloggio, perché se continuano a vivere nei ghetti allora è tutto inutile". È così che Gianantonio Ricci, responsabile del progetto Spartacus, combatte il caporalato, consapevole di essere ancora tra i pochi.
"Abbiamo cominciato in Calabria qualche anno fa dalla tendopoli di San Ferdinando, assistendo i migranti e mettendoli in contatto con aziende pulite, e siamo arrivati ad estendere il progetto fino a Borgo Mezzanone, in Puglia: nell'ultimo anno siamo riusciti a fare assumere 180 persone, dalla piana di Gioia Tauro fino a Foggia". Non c'è solo il lavoro. Anzi, la parte più complessa è quella che c'è intorno. "Queste persone - spiega Ricci - vanno aiutate a disbrigare le pratiche, hanno sempre problemi con la documentazione e adesso forse ne avranno ancora di più con le nuove norme europee". A Cassano all'Ionio c'è chi ha organizzato le navette per portare i braccianti al lavoro, affinché possano liberarsi del pizzo del trasporto imposto dai caporali: "in questi mesi abbiamo triplicato le corse della navetta sulla Statale Jonica 106, è un buon segnale", dice Debora La Rocca, responsabile dell'impresa sociale Cidis, che aiuta anche a disbrigare pratiche per visite sanitarie. "I caporali - dice - gestiscono la vita dei migranti sostituendosi al welfare dello Stato, proprio perché conoscono le difficoltà di chi arriva qui, non conosce la lingua e non sa come muoversi". Ripristinando assistenza legale ci si libera dei padroni che creano schiavi. Lo sa bene Frank William, camerunense di 26 anni, arrivato con un barcone in Italia nel 2023: tre mesi fa viveva al ghetto di Borgo Mezzanone. "Ora invece sono saltato dall'inferno al paradiso, senza neppure passare per il purgatorio", spiega raccontando la sua esperienza positiva nell'azienda dei melograni a San Marco Argentano. Ma il lato marcio del sistema del lavoro nei frutteti, favorito con il benestare delle mafie, è ancora troppo grande.














