Dietro la frutta, la verdura e gli ortaggi che troviamo ogni giorno sulla nostre tavole, ci sono anche tragedie come quella dei quattro braccianti morti carbonizzati ad Amendolara in Calabria. Le vittime di un sistema feroce di sfruttamento che considera i lavoratori migranti come merce usa e getta, non come persone. Saranno le indagini della magistratura ad accertare perché due migranti pakistani hanno ucciso in maniera agghiacciante quattro lavoratori, anch’essi migranti. Il quinto, sopravvissuto, ha potuto raccontare cosa è successo. E le sue parole, insieme alle immagini di una telecamera di sorveglianza, hanno gettato una luce su dei tanti buchi neri che ogni giorno inghiottiscono persone che per sopravvivere sono costrette ad accettare l’inaccettabile, schiavizzati dai caporali. Ma dietro i caporali ci sono sempre i padroni, i cosiddetti “imprenditori”, che non hanno alcuno scrupolo ad usare mano d’opera a costo irrisorio per arricchirsi sempre più. Volevano braccia, ma sono arrivate persone. Parole tristemente celebri, dette sessant’anni fa dallo svizzero Max Frish, che guardava alla spregiudicate forme di reclutamento che nella civile confederazione elvetica venivano utilizzate nei confronti degli immigrati italiani. Le stesse dinamiche che troviamo oggi nelle nostre campagne.