Il caporalato in Italia torna al centro dell'attenzione per un terribile fatto di cronaca: lunedì primo giugno, in Calabria, quattro braccianti stranieri sono stati chiusi in una macchina e bruciati vivi nell’area di servizio di Amendolara sulla statale 106, la cosiddetta Jonica. Nemmeno 24 ore dopo sono stati fermati due cittadini pachistani - Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni - con l’accusa di omicidio plurimo e pluriaggravato. A incastrarli i filmati del sistema di videosorveglianza del distributore di carburante in cui è stata ritrovata l’auto in fiamme.

PUBBLICITÀ

"È stato un episodio di gravità inaudita sia per oggettività, 4 morti, che per le modalità”. ha commentato in conferenza stampa il procuratore di Castrovillari Alessandro D'Alessio. E rispondendo alle domande dei cronisti: "Il caporalato è una delle piste, ma non l'unica".

Le vittime, ha spiegato poi il procuratore, erano tutti in Italia con regolare permesso di soggiorno ed erano incensurati e presenti in Italia da anni ed erano arrivati in Calabria dopo essere passati dalla Sardegna. I quattro braccianti uccisi sono il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27).