“È un sistema che fa capo alla ‘ndrangheta, alle organizzazioni malavitose locali”. Con questo commento, Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, ha parlato dei quattro braccianti bruciati vivi in un minivan ad Amendolara: avevano solo chiesto di essere pagati. “L’agricoltura in Calabria è piena di questi caporali – prosegue Trotta -. Peraltro qui abbiamo il fenomeno del ‘caporale di emigrazione’, perché prendono i braccianti qui in Calabria e li portano a lavorare d’estate nei campi del Metapontino, addirittura in Puglia, per poi utilizzarli di nuovo in Calabria nel momento in cui è la stagione degli agrumi”.

Le vittime sono Ullah Ismat Qiemi, di 19 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Iayjad, 27 anni, e Waseem Khan, il più grande, di 29 anni. Raccoglievano le fragole nella campagna della Basilicata, sfruttati e maltrattati. I loro aguzzini, e poi anche assassini, sono Safeer Ahmed e Ali Raza, due pachistani, ora in carcere, che per punirli li hanno cosparsi di benzina per poi appiccare il fuoco con un accendino nella stazione di servizio lungo la statale 106. Solo uno si è salvato, Mohammad Taj Alamyar, 35 anni: “Ieri il superstite – ha spiegato Trotta- ha avuto modo di dichiarare che questi migranti lavoravano in un’azienda a Scanzano Ionico, in Basilicata, assunti dal 20 aprile, e non erano stati mai pagati. E la lite nasce dalle richieste di soldi, fino ad arrivare all’abominio umano. La perdita totale dell’umanità si è vista in quel filmato. Ed è chiaro che appartengono a un sistema, perché il superstite ha parlato di droga, ha parlato di pistole”, ha concluso.