L'intervista al segretario generale del sindacato, Gianfranco Trotta: "Grave neanche una parola da parti datoriali, lavoro è come prigione"

"L'agricoltura in Calabria è piena di questi caporali. Peraltro qui abbiamo il fenomeno del 'caporale di emigrazione', perché li prendono i braccianti qui in Calabria e li portano a lavorare d'estate nei campi del Metapontino, addirittura in Puglia, per poi utilizzarli di nuovo in Calabria nel momento in cui è la stagione degli agrumi, quindi ottobre, novembre, dicembre. È un sistema che fa capo alla ndrangheta, alle organizzazioni malavitose locali". E' amaro, con Adnkronos/Labitalia, il commento di Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, sul caso dei 4 braccianti trucidati ad Amendolara in Calabria.

"Ieri il superstite -sottolinea Trotta- ha avuto modo di dichiarare che questi migranti lavoravano in un'azienda a Scanzano Ionico, in Basilicata, assunti dal 20 aprile, e non erano stati mai pagati. E la lite nasce dalle richieste di soldi, fino ad arrivare all'abominio umano di fermarsi ad un distributore di benzina, buttare della benzina e bruciare vive queste persone. La perdita totale dell'umanità si è vista in quel filmato. Ed è chiaro che appartengono ad un sistema, perché il superstite ha parlato di droga, ha parlato di pistole", spiega il dirigente sindacale.