Cosenza, dal nostro inviato – Alle nove del mattino è già caldo come se fosse quello di luglio il sole che scalda la Sibaritide. È in questa distesa di terra brulla e polverosa, stretta tra il Parco del Pollino e la Sila Greca fino a tuffarsi nel blu intenso dello Ionio, che il caporalato ’grigio’ prolifica e miete vittime. “Non abbiamo mai sottovalutato la violenza in tutte le sue forme – osserva Federica Pietramala, segretaria generale di Flai Cgil per l’intera area – ma mai pensavamo che si potesse arrivare a tanto. Quello che è successo ci ha aperto gli occhi”.

Controlli dei carabinieri nei campi agricoli

L’inchiesta sulla strage di Amendolara

Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, Waseem Khan, 29, Amin Fazal Khogjani, 28, Safi Iayjad, 27, bruciati vivi nel mini van alla stazione di servizio di Amendolara, “avevano tutti regolare permesso di soggiorno, erano incensurati e da tempo vivevano in Italia” ha spiegato il procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio. “Il caporalato è una delle piste, ma non l’unica” ha sottolineato D’Alessio, aggiungendo che “al momento il quadro indiziario è stato mirato all’identificazione degli autori”. Ossia dei due caporali pakistani fermati, Safeer Ahmed e Ali Raza. Avrebbero voluto ammazzare anche Mohammad Taj Alamyar, 35 anni, afgano come tre delle quattro vittime e unico superstite. È stato lui a dire che i suoi quattro amici sono stati uccisi perché volevano essere pagati.