La morte dei quattro braccianti agricoli ad Amendolara scuote la Calabria e apre uno scontro frontale contro il fenomeno del caporalato. La Regione annuncia infatti la volontà di costituirsi parte civile nel futuro procedimento giudiziario che nascerà dall’inchiesta sulla tragedia consumatasi lungo la Statale 106. A ufficializzarlo è l’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo, che parla apertamente di “forme di schiavitù moderna” e invoca una risposta durissima contro ogni sistema di sfruttamento del lavoro migrante.
Gallo: “Contro il caporalato serve una risposta netta”
Man mano che emergono nuovi dettagli investigativi sulla strage, cresce anche il peso politico e sociale della vicenda. Secondo Gallo, quanto accaduto impone “una riflessione profonda” non soltanto sui fatti specifici, ma su tutto il sistema dello sfruttamento lavorativo che continua a sopravvivere in diversi territori agricoli del Sud. “La Regione si costituirà parte civile contro gli autori di questi fatti”, ha dichiarato l’assessore, spiegando che la scelta è stata condivisa anche con il presidente della Giunta regionale. L’obiettivo dichiarato è lanciare un segnale forte sul piano della legalità e della prevenzione, ribadendo che contro il caporalato non può esistere alcuna zona grigia.












