Strage di braccianti ad Amendolara, in Calabria, attività investigativa concentrata su Scanzano Jonico. Resta da chiarire il movente

Strage di Amendolara, i fermati restano muti dal gip. Si indaga anche in Basilicata. Sotto esame i rapporti di lavoro dei quattro immigrati uccisi in Calabria con un’azienda agricola di Scanzano. Se le immagini della videosorveglianza indicano i presunti autori materiali, restano da chiarire movente e contesto lavorativo. La svolta nelle indagini grazie al video che mostra l’orrore del rogo e alla testimonianza di un carabiniere forestale che aveva controllato il minivan sulla 106.

STRAGE DI AMENDOLARA, INCHIESTA SI ALLARGA ALLA BASILICATA

«L’episodio ricostruito in maniera compiuta in pochissime ore, quasi un arresto in flagranza. Indagini ci hanno consentito di raccogliere, con tutte le cautele del caso, gli indizi di reato. Ho apprezzato, e tutti dobbiamo farlo, l’ennesima pronta risposta dello Stato. Lo dobbiamo soprattutto alla gente del Sud» ha sottolineato il procuratore della Repubblica di Castrovillari Alessandro D’Alessio. «Il caporalato è una delle piste, ma non l’unica», ha poi aggiunto.Ieri il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo di Safeer Ahmed e Ali Raza, i 31enni afghani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara uccisi bruciati vivi all’interno di un minivan. Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e il più grande Waseem Khan, 29, sono morti insieme. Con loro anche Amin Fazal Khogjani, 28 anni, e Safi Iayjad, 27.