Si dice Ucraina ma la posta in gioco è la leadership europea, la distinzione tra chi detta la linea e chi segue. Ma quanto il governo italiano voglia giocare la partita a muso duro e quanto invece abbia alzato nei giorni scorsi la voce solo per arrivare subito a una mediazione con chi domenica scorsa l’aveva tenuta fuori dalla porta del vertice di Londra lo si scoprirà davvero solo oggi. In Parlamento, nelle tradizionali comunicazioni della premier alla vigilia della riunione del Consiglio europeo. La risoluzione di maggioranza, che ieri mattina sembrava praticamente cosa fatta, è rimasta nel cassetto per tutto il giorno: segnale probabilmente di trattative in corso. Ma alla fine il testo resta più che negativo nei confronti del terzetto di Londra.
L’ira di Giorgia Meloni per quel vertice tra Francia, Germania e Uk, con Italia e Polonia fuori dalla porta, ha pochissimo a che vedere con l’Ucraina, capitolo che per ora resta confinato nelle fantasie dei leader europei, e moltissimo con il declassamento dell’Italia nel quadro europeo. Per questo, probabilmente, il premier polacco Tusk, imbufalito quasi quanto la collega italiano e dopo avere come lei protestato con la Germania, ci ha tenuto a far sapere martedì scorso che l’italiana «non è entusiasta» del vertice domenicale e del formato a 3. E per lo stesso motivo nella stessa giornata la maggioranza aveva fatto circolare la bozza di una risoluzione di fatto ostile alla tolda di comando dei Volenterosi.














