Se c’è un dossier sul quale l’Unione europea si è sempre mostrata compatta è quello del sostegno all’Ucraina. Si sono sprecati i whatever it takes di Ursula von der Leyen, Kaja Kallas e di molte cancellerie. Il sostegno a Kiev non si discute. Almeno nelle dichiarazioni pubbliche. Ma si sa, nel retropalco le maschere calano e gli attori mostrano le loro vere facce. Basta allora tenere le orecchie ben aperte nei Palazzi di Bruxelles e Strasburgo o parlare garantendo l’anonimato che emerge un’altra realtà: l’adesione dell’Ucraina all’Ue, al momento, è irrealizzabile. Inoltre, non piace affatto a più di uno Stato membro che di fronte ai microfoni si dice invece pronto ad accogliere Kiev tra i 27.

Perché l’adesione di Kiev è al momento irrealizzabile

Fino a oggi la messinscena ha potuto contare su un attore protagonista che ha attirato su di sé le luci di tutti i riflettori: Viktor Orbán. L’ex primo ministro ungherese, legato a doppio filo con Mosca anche per esigenze economiche interne, ha usato il dossier ucraino come arma di ricatto nella pluriennale guerra combattuta contro le istituzioni comunitarie. Adesso che lui non c’è più, il suo successore Péter Magyar ha però capito che la strategia del leader di Fidesz porta i suoi frutti e la sta già riproponendo.