Mentre l’invasione russa entra nel quinto anno, la prospettiva di un ingresso nell’Unione Europea per l’Ucraina rimane al centro del dibattito politico.
Kiev spinge per un percorso accelerato, ma tra la necessità di riforme interne, i veti dei singoli Stati membri e le tensioni geopolitiche, il traguardo sembra ancora lontano.
A Bruxelles, l’adesione viene vista come un’impresa senza precedenti: possibile, ma solo a condizione che il Paese dimostri progressi concreti in termini di Stato di diritto, governance e stabilità politica, anche in tempo di guerra.
La richiesta del 2022 del presidente Volodymyr Zelensky segna l’esito di un percorso iniziato nel 2013, quando il rifiuto del presidente Viktor Yanukovych di firmare l’Accordo di Associazione con l’Ue scatenò le proteste di Euromaidan.
Decine di manifestanti persero la vita negli scontri a Kiev: una parte della società ucraina stava pagando con la vita per un’idea di Europa intesa come destino politico e morale, non solo come orientamento socio-economico.






