L’Ucraina in sala d’aspetto. Ma entrerà o no nell’Ue? Ci sono ragioni che indicano il sì ma non mancano i dubbi.

Il passo è quindi delicato e non a caso il giudizio negativo espresso dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un’intervista ha suscitato polemiche. Egli ha sottolineato che soprattutto in agricoltura la concorrenza dei prodotti ucraini potrebbe creare serie difficoltà a quelli italiani e dei partner europei, almeno fino a quando non vi saranno condizioni paritarie. C’è però chi risponde che l’Ucraina va inserita nell’Ue per sostenerla nello sforzo di ricostruzione, magari con qualche argine sul piano della concorrenza. La questione dovrà essere affrontata a breve, in sede europea. È quindi utile approfondire il problema, attraverso voci autorevoli.

Rischi per l’Ue in entrambi i casi

Secondo gli esperti dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale, Giada Bilancioni, Giuliana Sarcina, Eleonora Tafuro Ambrosetti: «Un’adesione accelerata dell’Ucraina comporterebbe soprattutto un costo in termini di coerenza del processo di allargamento, storicamente fondato su un principio merit-based. Il percorso dei Paesi dei Balcani occidentali candidati già dai primi anni 2010 (come Albania, Montenegro e Serbia) e il caso della Turchia, il cui processo di adesione è iniziato nel 1999 ed è correntemente congelato, evidenziano la natura lunga e complessa di tale processo. In questo quadro, un’accelerazione per Kyiv, pur a fronte del riconoscimento dei progressi compiuti, apparirebbe guidata principalmente da logiche geopolitiche, rischiando di incrinare aspettative consolidate tra gli altri candidati. Ciò potrebbe alimentare risentimento da parte loro, rafforzare le accuse di «doppi standard» e, nel lungo periodo, indebolire l’influenza europea nella regione, a vantaggio di attori terzi, in primis la Russia. Al contrario, una mancata adesione produrrebbe un costo reputazionale soprattutto esterno. Promesse disattese comprometterebbero la credibilità della politica estera europea e inoltre alimenterebbero disillusione interna in Ucraina, contribuendo a un contesto di instabilità prolungata e al rischio di nuove aggressioni. Davanti a questi scenari, lo stallo negoziale appare comprensibile: gli Stati membri sono chiamati a un difficile bilanciamento, in cui ogni opzione comporta costi politici rilevanti».