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Il percorso di adesione dell'Ucraina alla Ue, nonostante gli auspici di Vlodomyr Zelensky è tutt'altro che in discesa. La discussione all'interno dei congressi europei è aperta, ma non tutti sono per aprire una corsia preferenziale a Kiev. Diversi paesi dell'Ue, tra cui Austria e Grecia, stanno frenando l'entusiasmo, insistendo sul fatto che i paesi dei Balcani occidentali non devono essere trascurati e lasciati in fondo alla fila. Dello stesso avviso anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani che ricorda "i Balcani sono da anni candidati a far parte dell'Unione Europea, ci sono paesi che sono praticamente pronti a entrare ed è giusto che diamo priorità a loro", anche se si dice comunque "favorevole" all'adesione dell'Ucraina alla Ue. Una svolta è arrivata in giornata dall'Ungheria. Il neo premier ungherese Peter Magyar, a Bruxelles per una serie di incontri istituzionali, ha aperto uno spiraglio all'adesione dell'Ucraina a patto che vengano rispettati i diritti della minoranza etnica ungherese. Resta critico il ministro austriaco per gli Affari europei, Claudia Bauer: "Le stesse regole e condizioni devono valere per tutti i candidati. Per alcuni paesi esiste una corsia preferenziale: alcuni possono già avere un piede nell'Unione europea, mentre altri dovranno lavorare per decenni per ottenere l'adesione". Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto l'adesione di Kiev come "membro associato senza diritto di voto" ma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha bocciato l'ipotesi perché "l'adesione del Paese deve essere pienamente co.piuta e con tutti i diritti".