A cura di Andreas Umland, ricercatore presso il neocostituito European Policy Institute di Kyiv (EPIK) e analista presso lo Stockholm Centre for Eastern European Studies (SCEEUS) nell’ambito dello Swedish Institute of International Affairs (UI).
È dal 2025 che politici e funzionari occidentali e ucraini discutono i vari modi per intensificare celermente le relazioni ufficiali fra Unione Europea e Ucraina prima che, in un futuro relativamente prossimo, il paese possa diventare un membro a pieno titolo dell’Ue. L’ultima tornata del dibattito è stata innescata da una lettera riservata di Friedrich Merz indirizzata ai presidenti del Consiglio europeo, della Commissione europea e del Consiglio dell’Ue. Tra le altre cose, il cancelliere federale tedesco proponeva per l’Ucraina uno status del tutto nuovo da membro associato che, pur senza diritto di voto, autorizzerebbe in tempi brevi la partecipazione dei rappresentanti ucraini a varie istituzioni e forum dell’Unione.
I principali commentatori politici ucraini, come Serhiy Sydorenko del celebre sito di analisi European Pravda o il dott. Yevhen Mahda del think tank del Kyiv Institute of World Policy, hanno rispedito al mittente la proposta di Merz in quanto inadeguata o fuorviante. Ivan Nagornyak, mio collega presso il neonato European Policy Institute di Kyiv, ha illustrato su Epik.eu i motivi per cui il presidente Volodymyr Zelens’kyj ha finora reagito con cautela alla proposta di un’adesione ibrida provvisoria dell’Ucraina all’Ue Di recente, su una rivista politica online ucraina influente com’è NV.ua, Nagornyak ha sottolineato gli aspetti positivi del piano Merz, ma si è anche chiesto come funzionerebbe nella pratica uno status di membro associato dell’Ucraina che non si fondasse su un trattato di adesione all’Ue già firmato. Altri commentatori ucraini si sono detti contrari o scettici, o hanno mostrato qualche riserva.









