La commissione Affari esteri del Parlamento europeo ha votato ieri il progetto di relazione a firma dell'eurodeputato del Ppe Michael Gahler sull'adesione dell'Ucraina all'Unione europea. Un testo che chiede un'accelerazione dei negoziati e che ribadisce, nero su bianco, "la ferma solidarietà al popolo ucraino" e il sostegno alla sua "indipendenza, sovranità e integrità territoriale". I partiti italiani, di destra come di sinistra, hanno risposto con assenze, astensioni e silenzi calcolati. La relazione era importante perché metteva nero su bianco la questione accogliendo "con grande favore il costante impegno dell'Ucraina a soddisfare i requisiti di adesione all'UE", esortando "l'Ungheria a non porre più il veto sul negoziato e invitando Commissione Consiglio a "proseguire le procedure a livello tecnico in previsione dell'apertura di futuri negoziati"Dal centrodestra è arrivato il dato più imbarazzante: la Lega non ha partecipato. L'eurodeputata Silvia Sardone, membro titolare della commissione Afet, non era presente. E non lo era neppure Susanna Ceccardi, che siede nella commissione proprio come membro sostituto, con il compito specifico di intervenire in caso di assenza di Sardone. Risultato: la Lega, il partito di governo più rappresentato in quella sede, era semplicemente assente. Per Fratelli d'Italia ha invece partecipato Alberico Gambino, vicepresidente della commissione. Ha scelto l'astensione.A sinistra il quadro non è più edificante. Ma nel campo largo alle fughe si preferiscono spaccature e silenzio. Il Movimento 5 stelle Danilo Della Valle ha votato contro. Nei giorni precedenti aveva spiegato senza giri di parole la sua posizione: "Voterò no. È un errore strategico e non lo sosterremo: prima si deve chiudere il capitolo della sanguinosa guerra con la Russia e poi si potranno misurare le legittime aspirazioni dei cittadini ucraini." E aveva aggiunto che l'ingresso dell'Ucraina avrebbe "impatti devastanti per l'economia italiana, in particolare del Sud, che perderebbe miliardi di fondi europei."Il Pd ha votato sì — Nicola Zingaretti e Alessandra Moretti, quest'ultima in sostituzione dell'assente Lucia Annunziata — ma senza la minima intenzione di farne un titolo. La relazione Gahler chiede all'Ue e ai suoi Stati membri di "aumentare l'assistenza per difendere il diritto dell'Ucraina all'autodifesa" e "contribuire all'istituzione di garanzie di sicurezza solide e giuridicamente vincolanti". Votarla a favore, per i dem, era la cosa ovvia. Pubblicizzare la spaccatura con il Movimento evidentemente no. Anche perché proprio ieri, mentre gli eurodeputati del Pd a Bruxelles votavano per accelerare l'ingresso di Kyiv, a Roma lo stesso Pd concordava con M5s — e anche con Avs e Italia Viva — una mozione comune contro la revisione delle spese Nato e per lo stop al Patto di stabilità. Una convergenza laboriosamente costruita con Conte, che sull'Ucraina ha posizioni diametralmente opposte. Zingaretti e Moretti hanno fatto la cosa giusta. Ma in silenzio, quasi di soppiatto, come se sostenere l'ingresso di un paese aggredito nell'Unione fosse una posizione di cui vergognarsi.La relazione Gahler, intanto, avanza. Elogia l'Ucraina per aver soddisfatto 63 delle 68 condizioni di riforma previste dal Piano per l'Ucraina — risultati ottenuti nel pieno di una guerra — e chiede di proseguire i negoziati con determinazione.