Con Kyiv, certo, ma in silenzio. Senza che la questione possa in qualche modo disturbare il caro alleato: Giuseppe Conte. Per il posizionamento filoucraino del Pd sono giorni decisivi. Il processo di adesione dell'Ucraina alla Ue potrebbe infatti subire nel corso di giugno un'improvvisa accelerazione. La cosa è nell'aria da qualche settimana. Ieri è arrivato un altro segnale. Il premier ungherese Péter Magyar, dopo lo sblocco di 16,4 miliardi di fondi europei al suo paese, ha fatto sapere che l'Ungheria non metterà più il suo veto alla candidatura dell'Ucraina. Secondo Politico, che ha consultato diverse fonti diplomatiche, questo consentirà a Kyiv di aprire il primo capitolo dei negoziati già da giugno, precisamente il 15 nel corso di una conferenza intergovernativa a Lussemburgo.La richiesta a Budapest non è arrivata solo dai vertici europei, ma anche dalla Germania. Ieri il cancelliere tedesco Friedrich Merz durante una conferenza congiunta proprio con Magyar diceva: "Comprendiamo che Budapest voglia prima chiarire questioni bilaterali, come i diritti della minoranza ungherese in Ucraina. Ma ciò non deve andare a discapito del sostegno europeo e non deve distoglierci dall'obiettivo di avviare ora formalmente i negoziati". E dietro di lui anche il premier ungherese confermava: "Siamo pronti ad aprire un nuovo capitolo nelle relazioni ungheresi-ucraine". Insomma, si procede. Ma già oggi è fissata una prima importante tappa. La commissione Esteri (Afet) del Parlamento europeo voterà infatti il rapporto Gahler che chiede un'accelerazione dei negoziati per l'ingresso dell'Ucraina nella Ue, prevedendo anche una maggioranza qualificata per evitare che i paesi più scettici possano fermare il processo. In quella commissione per il Pd siedono il capo delegazione a Bruxelles Nicola Zingaretti e Lucia Annunziata. Entrambi tacciono. A parlare, e diffusamente, è invece il loro collega del M5s Danilo Della Valle che ieri annunciava: "Voterò no. E' un errore strategico e non lo sosterremo: prima si deve chiudere il capitolo della sanguinosa guerra con la Russia e poi si potranno misurare le legittime aspirazioni dei cittadini ucraini." Anche perché – insiste il pentastellato – l'ingresso dell'Ucraina avrebbe impatti devastanti per l'economia italiana, in particolare del Sud, che perderebbe miliardi di fondi europei. Una posizione chiarissima che imbarazza il Pd. Eppure Zingaretti e Annunziata, secondo quanto ricostruito dal Foglio, dovrebbero invece votare a favore. Anche se resta tutto ancora da capire. L'unità del campo largo è oggi una priorità per il Nazareno: i dem hanno lavorato a una mozione unitaria con i 5 stelle su patto di stabilità (da rivedere), fondi di coesione (da salvare), eurobond (da creare anche oltre il Pnrr). Potrebbe essere discussa in settimana. E' questa che Schlein vorrebbe finisca sui giornali, e non una ben più dirimente e clamorosa spaccatura su Kyiv in Europa.E pensare che la scorsa settimana la segretaria del Pd aveva giurato: "Noi siamo favorevoli all'ingresso dell'Ucraina". E ancora: "Bisogna rispettare le regole europee, serve una pace giusta e delle riforme, ma questi non possono essere alibi per frenare questo percorso. Invece la destra frena". E però, poco dopo, il Movimento 5 stelle le aveva riservato una dolorosa doccia fredda: no a Kyiv nella Ue. Soprattutto no a qualsiasi accelerazione. Così negli ultimi giorni sul dossier dal Nazareno è calato il silenzio. A eccezione di alcuni esponenti riformisti (Filippo Sensi e Graziano Delrio per esempio) si evita di affrontare l'argomento. Il responsabile Esteri del partito, il deputato Peppe Provenzano, solo pochi giorni fa aveva detto: "Che il raggiungimento di una pace giusta e duratura, con chiare garanzie di sicurezza, e l'adozione di riforme interne siano condizioni necessarie di questo ingresso è evidente a tutti". Ma adesso, che con il voto di oggi si imprime una prima accelerata al processo di adesione dell'Ucraina, che si fa? Per il Pd è il momento delle scelte: con Kyiv o con Conte?
Il Pd e il rebus Ucraina: con Kyiv o con Conte?
Mentre l'Europa accelera sul processo di adesione di Kyiv, i dem tacciono per non rompere con i 5 stelle. Ma il voto di oggi in commissione Esteri al Parlamento europeo costringe alla scelta. Il pentastellato Della Valle annuncia il suo no. Cosa faranno Nicola Zingaretti e Lucia Annunziata?














