Il sostegno “umanitario, economico, militare e diplomatico” per Kiev. Ma anche l’accelerazione sull’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, senza ulteriori rinvii. La mozione che il Partito democratico presenterà giovedì, in occasione delle comunicazioni di Giorgia Meloni alla vigilia del Consiglio europeo, è “finalmente un testo chiaro, evviva!”. La ola si alza dall’ala riformista, il cappello lo mette subito l’ex ministro della Difesa, Lorenzo Guerini: “È stato fatto un buon lavoro”. La nettezza dem fa riflettere Giuseppe Conte: “C’è una differenza” di vedute, ma sull’Ucraina “chiariremo”, prende atto il leader del Movimento 5 Stelle, che intanto invoca lo stop all’invio di armi a Volodymyr Zelensky. Un messaggio a Elly Schlein, che per un giorno si coccola il buonumore della sua minoranza.

Il testo parla da sé. Sull’Iran il Pd chiede a Meloni di lavorare per “fermare azioni militari ed esecuzioni” del regime teocratico di Teheran, ma l’impegno chiesto al governo è anche sul fronte energetico: serve un Energy Recovery Fund Ue. Salta qualche passaggio su Hezbollah, ma sulla Palestina c’è unanimità: va riconosciuto lo Stato, vanno fermate le occupazioni illegali di Israele in West Bank, va sostenuta “la legittimità e l'operatività” della Corte Penale Internazionale e della Corte Internazionale di Giustizia. Il passaggio più atteso, frutto di qualche tensione all'assemblea congiunta dei gruppi parlamentari del Pd, è quello sull’Ucraina. Fonti parlamentari raccontano di uno scontro, poi rientrato, tra Piero Fassino e l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. Per la deputata, ogni allargamento europeo va affrontato dopo aver messo mano al meccanismo unanimità, per Fassino no.