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«Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto». Una regola aurea per il campo largo, che a 24 ore dalle comunicazioni di Giorgia Meloni sul Consiglio europeo non ha ancora ben deciso come comportarsi. Il solito dente che duole: l’Ucraina, con il M5S (e Avs) che va dritto per la sua strada, e il Pd che vorrebbe un po’ sfumare. Il centrodestra invece ha già un testo condiviso: «Iniziative di pace con Ue, Nato e Stati Uniti, si assicuri ogni utile iniziativa per raggiungere una pace giusta e duratura», scrivono dalla maggioranza nella bozza in vista del prossimo Consiglio. Elly Schlein ha convocato l’assemblea dei suoi gruppi parlamentari: una decisione va presa. Il Nazareno ha già fatto i salti mortali concordando una mozione contro ReArm Europe e per la revisione integrale del Patto di stabilità. In pratica facendo propria la farina del sacco offerta da Giuseppe Conte, a costo di provocare più di qualche mal di pancia al presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, che non ha ancora comunicato come voteranno i riformisti.
La segretaria è tentata ad accettare il rischio: provare a vedere se è possibile condividere una risoluzione comune che comprenda anche l’Ucraina. L’ultima parola ai gruppi: come reagirà la minoranza dem? Da via di Campo Marzio escono continui bollettini di "guerra" contro Ursula von der Leyen. L’ultimo riguarda la decisione Ue di vietare l’ingresso sul territorio ai soldati russi. «Se ci fosse un minimo di decenza e coerenza, la stessa misura andrebbe applicata ai militari israeliani che hanno prestato servizio nell’Idf dall’inizio della guerra a Gaza», inveiscono i capigruppo M5S in commissione Esteri e Difesa. I pontieri di Goffredo Bettini sono al lavoro da giorni per imporre al Pd il "matrimonio" con l’avvocato di Volturara Appula. Scrive Rinascita, storica rivista del Pci, resuscitata proprio da Bettini: «Bisogna mettere al primo posto l’iniziativa diplomatica. Poi chiediamo un passaggio in Parlamento per ogni decisione sulle spese militari». Il punto di incontro è a suo modo dirompente: «Ci schieriamo contro ogni inasprimento del conflitto e delle spese militari, congelando il ReArm Europe – Readiness 2030 e la sua roadmap scandita al 2030, e opponendosi al tempo stesso alla traiettoria Nato verso il 5% del Pil entro il 2035».













