In vista delle Comunicazioni della premier Giorgia Meloni sul consiglio europeo i partiti hanno depositato le loro risoluzioni. A Largo del Nazareno fanno discutere le parole di Bettini: «Zelensky è disposto a parlare con Putin. Cosa impedisce a noi di fare altrettanto?»

«Nell’ambito dell’accelerazione per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea», Il M5s impegna il governo «ad adottare le opportune iniziative in sede europea volte a verificare e garantire il principio merit-based che subordina la membership al rispetto dei criteri di Copenaghen e all’adozione dell’acquis comunitario». No, non sono i vannacciani che domani presenteranno il loro no secco contro l’adesione dell’Ucraina all’Ue, ma sono i 5stelle. Lo mettono nero su bianco nella risoluzione depositata in vista delle Comunicazioni della premier Giorgia Meloni sul consiglio europeo del 18 e 19 giugno. Una posizione più cauta, che si discosta da quella dell’alleato in campo largo, il Pd, che di contrasti interni, anche sul conflitto ucraino ha già le sue grane interne.

Il sì del Pd: aiutare l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue

Mentre i 5 stelle chiedono alla Meloni di verificare se ci siano o meno i presupposti per una adesione a Kiev, i democratici sposano la linea di garantire ogni forma di sostegno militare e non agli ucraini, dicendo sì al loro ingresso in Ue. Chiedono al governo di «adoperarsi, insieme ai partner europei, per garantire la prospettiva dell’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea e promuovere l’apertura dei capitoli negoziali, accompagnando il Paese e le istituzioni europee nel raggiungimento delle condizioni necessarie al conseguimento dell’obiettivo, confermando credibilità e sostenibilità del processo di allargamento all’Ucraina e agli altri candidati». Un sì più entusiasta, dopo la verifica dei criteri fissati nel 1993 a Copenhagen. Non sarebbe stato facile arrivare a questa risoluzione, perché ogggi nel Pd non sono mancati momenti di tensione.