La Camera ha approvato con 170 voti favorevoli e 138 contrari (tre gli astenuti) la risoluzione di maggioranza, sulla quale l'esecutivo aveva espresso parere favorevole, sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul prossimo Consiglio europeo. Sì dall'Assemblea anche a parti, riformulate dal Governo, del documento presentato da Azione. Respinti gli altri documenti presentati da Pd, Avs, Italia Viva, M5S, +Europa (Misto), Futuro Nazionale (Misto). E disco verde anche al Senato alla risoluzione di maggioranza, quelle delle opposizioni sono state cosi' precluse. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta a Montecitorio in vista del Consiglio Ue di settimana prossima che avrà in agenda Ucraina, medio oriente, difesa europea e bilancio pluriennale della Ue. Il vertice cadrà pochi giorni dopo il G7 di Evian, in Francia, risultando dunque ancora più importante del solito. L'intervento della premier è partito dall'Ucraina. Meloni ha ribadito la necessità che l'Unione europea debba guidare il dialogo "tra Ucraina e Russia e non subirlo. Poi, ha criticato i vari formati con i quali l'Europa si riunisce sull'argomento (volenterosi, E5, E3 che esclude Italia e Polonia). "Questi formati variabili - ha detto - non aiutano. Nessun formato ha la legittimità di parlare a nome dell'Europa. Sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell'Europa ed è in questa direzione che continuo a lavorare".Durante le comunicazioni alla Camera sul prossimo Consiglio europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo sul tema Ucraina ha riconosciuto che Kyiv "ha compiuto progressi significativi e dovrà continuare nel percorso di riforme e l’Italia continuerà ad accompagnare e sostenere questo cammino", ma, ha aggiunto, "il percorso di adesione dovrà proseguire nel rispetto del principio del merito e della parità di trattamento tra tutti i paesi candidati, inclusi la Moldova e i Paesi dei Balcani occidentali", sottolineando che la "solidarietà" italiana verso l'Ucraina "resta piena, convinta, concreta. Sosteniamo attivamente la sua difesa, la resilienza del suo sistema energetico, la sicurezza dei suoi impianti nucleari, i progetti per la ricostruzione". La linea, ha ribadito Meloni, "non cambia: sostenere Kyiv e mantenere la pressione su Mosca rappresentano ancora l’unico modo serio di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee, perché fino a quando la Russia rifiuterà un cessate il fuoco e l’avvio di trattative serie, sarà necessario mantenere alta la pressione politica ed economica".La premier ha però dichiarato che contro la Russia "la fermezza da sola non basta più, se non è accompagnata anche da una visione di lungo periodo", spiegando che è necessario "contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando, insieme ai nostri alleati, a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina e a una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo". Meloni ha aggiunto che "la nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi: l’Unione europea deve essere pronta a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo". Ma per farlo, secondo la presidente del Consiglio, "occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale. Perché procedere a tentoni con formati variabili, non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione, debolezza. Cioè il tema vero, dal mio punto di vista, non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa". Per questo motivo la premier sostiene "la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli stati membri per portare il punto di vista del’Europa, ed è in questa direzione che continuo a lavorare".Sulla crisi mediorientale, la presidente del Consiglio ha ribadito in Aula che "la nostra linea è la stessa fin dall’inizio: l’Italia non è parte del conflitto, e non intende diventarne. Il nostro obiettivo è che la guerra termini al più presto, che si eviti un ulteriore allargamento della crisi e che si creino le condizioni per riportare il confronto dentro un percorso politico e diplomatico". E qui voglio ribadire che consideriamo inaccettabile qualsiasi tentativo di alterare unilateralmente le regole che garantiscono il libero transito attraverso lo Stretto". La premier ha spiegato che in particolare su Hormuz "l’Italia è disponibile a contribuire agli sforzi internazionali necessari, ma sempre in un quadro post-conflitto, con finalità esclusivamente difensive, nel rispetto della Costituzione e delle prerogative del Parlamento, come dimostrano anche le informative dei Ministri Tajani e Crosetto". Sul piano diplomatico invece "continuiamo a sostenere l’altalenante dialogo tra Stati Uniti e Iran: si tratta di dare alla diplomazia una direzione chiara, e agli interlocutori un messaggio comprensibile: la strada della cooperazione può produrre benefici, la strada della destabilizzazione produce conseguenze".Da mesi ormai il blocco di Hormuz sta causando problemi nell'approvvigionamento delle risorse energetiche. Sul punto, la premier ha criticato l'Ue: "Le sintesi che la politica raggiunge all'esito di lunghissime discussioni non sono un esercizio di dialettica ma di democrazia. Ognuno di noi in Consiglio Ue ha alle spalle un mandato del proprio parlamento, che opera per mandato popolare. Le decisioni che noi prendiamo devono essere rispettate e attuate, non possono essere messe in discussione o ribaltate da interpretazioni surreali ammantate come tecniche di burocrati che non devono rendere conto a nessuno delle proprie decisioni e forse per questo hanno perso il contatto con la realtà". E questo, ha continuato Meloni, "lo stiamo vedendo nelle prime anticipazioni della revisione organica del sistema Ets attesa per luglio: dal focus sulla riduzione dell'impatto sul prezzo dell'energia man mano stiamo passando alla possibile introduzione di nuovi meccanismi che potrebbe addirittura finire per complicare il meccanismo".La premier ha poi detto che "il Consiglio europeo dovrà riflettere sulla direzione delle relazioni tra l’Ue e Israele non soltanto per quanto avviene in Libano, ma anche per la situazione a Gaza e in Cisgiordania". "Credo - ha poi aggiunto - che si debba chiaramente dire che Israele ha diritto a vivere in sicurezza, ma allo stesso modo, il governo, ed io personalmente, non ci siamo nascosti quando andava riconosciuta l’inaccettabile gravità della situazione umanitaria a Gaza e l’illegalità degli insediamenti in Cisgiordania". Per questo, "l’Italia intende sostenere misure mirate contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l’odio e l’estremismo, compromettendo la prospettiva dei due stati. O come il Ministro Ben Gvir, che abbiamo chiesto di sanzionare a fronte dell’inaccettabile comportamento di cui si è reso protagonista nei confronti di cittadini italiani", ha detto Meloni riferendosi al ministro israeliano che aveva rivolto parole di scherno nei confronti degli attivisti della Global Sumud Flotilla (intercettati in acque internazionali) mentre erano inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena nel porto di Ashdod. "E approfitto anche per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto sulla nostra nazione qualche giorno fa. Ma l’approccio al conflitto deve essere pragmatico, e deve privilegiare l’obiettivo a cui si tende. Io non credo che isolare Israele possa essere un obiettivo o una strategia europea", ha concluso la premier.Il prossimo Consiglio europeo farà il punto anche sui temi della Difesa: "Di fronte a una realtà sempre più imprevedibile, considerare la propria difesa e la propria sicurezza come un orpello, o come una materia da usare per garantirsi consenso facile, sarebbe miope e decisamente poco responsabile. Oggi più che mai è necessario investire nella propria Difesa per garantire la capacità di decidere autonomamente, difendere i propri interessi", ha detto la premier.Meloni ha spiegato che che bisogna "investire di più, rafforzare la propria capacità industriale, sostenere l’Autonomia Strategica Aperta, che significa da una parte rafforzare la nostra base industriale nel settore della difesa e sviluppare le nostre capacità autonome, ma dall’altra promuovere partnership industriali e strategiche con i partner chiave. A partire dagli altri membri della Nato, ma non solo. E qui penso soprattutto ai paesi del Golfo, al Giappone, all’India e alla Corea". "Sosteniamo - ha ribadito la premier - l’approccio e le iniziative volte a rafforzare la sicurezza e la difesa del continente. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, e fare quello che è necessario a proteggere l’Italia e i suoi cittadini, a partire dal tema della sicurezza. E lo ribadiremo al vertice Nato, dove l’Italia si presenterà con una percentuale del 2,8 per cento del proprio pil investito in difesa e sicurezza, segnando un aumento dello 0,71 per cento che è garantito, però, soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul territorio.Riguardo il negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale, cioè il bilancio dell'Ue, la presidente del Consiglio, nelle sue comunicazioni alla Camera, dice che "la strada da fare è ancora lunga, perché la proposta possa rappresentare un compromesso maturo e soddisfacente". E ha ribadito che "il nostro principio guida sulle risorse proprie rimane lo stesso: le entrate del bilancio Ue si possono incrementare solo a patto che questo non si ripercuota su imprese, cittadini e finanze pubbliche". Facendo riferimento al tema della condizionalità, "che può rappresentare un vero e proprio ostacolo ad un’attuazione efficace del prossimo bilancio", la premier ha detto che "siamo certamente a favore di regole chiare ma non siamo a pronti a consegnare a chicchessia strumenti di pressione indebita sull’attività di governi nazionali e sovrani".Nelle intenzioni della Commissione, l'applicazione del principio “Do no significant harm”, letteralmente “non arrecare danni significativi”, secondo Meloni, "potrebbe tradursi nell’esclusione automatica dai fondi europei di intere categorie di investimenti ritenuti incompatibili con gli obiettivi ambientali. Questo è esattamente quello che non vogliamo e che non siamo disposti ad accettare: in un mondo in cui Stati Uniti e Cina mobilitano miliardi e miliardi per incentivare la propria industria e la propria competitività, l’Europa non può fare la scelta diametralmente opposta, cioè quella di rappresentare essa stessa un ostacolo alla propria industria e alla propria competitività". Poi la premier parla di un altro tema, quello della condizionalità legata al rispetto dello stato di diritto. Questo governo sa che nella civiltà occidentale il fondamento dello stato di diritto è l’uguaglianza di fronte alla legge. Quindi se di Stato di diritto vogliamo parlare, il principio va rispettato da tutti alla stessa maniera, Commissione europea inclusa. E deve far riflettere, colleghi, il fatto che paesi accusati di violare lo Stato di diritto quando sono governati da maggioranze reputate sgradite diventino poi di colpo pienamente in linea con i principi europei al cambio di governo, pur rimanendo inalterate le leggi contestate"."Intendiamo contrastare ogni proposta volta a fare aumentare i controlli e le condizionalità al crescere dei fondi europei assegnati", ha concluso la premier: "La nostra posizione su questo è chiara: le regole devono valere per tutti allo stesso modo. Si tratta di uno dei principi base iscritti nei Trattati. In definitiva continueremo a lavorare strenuamente per un bilancio efficace, che sostenga gli Stati membri senza diventare uno strumento di pressioni per finalità per cui i Trattati ed i Regolamenti europei vigenti prevedono già strumenti dedicati, a partire dalle procedure di infrazione e dal ruolo della Corte di Giustizia". In replica alla discussione generale, Meloni ha detto di non essere "d'accordo sul superamento dell'unanimità. Ribadisco che la politica alla fine le sue sintesi le sa trovare: le abbiamo trovate anche sui temi più divisivi. Il problema dell'Ue sta da un'altra parte. Il punto è quanto quelle sintesi politiche si rispettano. Non sono d'accordo sul superamento dell'unanimità perché non credo che l'Ue debba essere un club in cui chi è più forte impone la propria volontà agli altri. Però credo che il fatto che oggi si discuta di recuperare la cooperazione rafforzata sia una strada da esplorare"."Abbiamo l’impressione che Meloni si svegli la mattina e chieda a ChatGpt di disegnargli il mondo ideale: la realtà non è così, non va tutto bene”. Così il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte nelle sue dichiarazioni di voto in occasione delle comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. La premier, continua il leader pentastellato dopo aver annunciato il voto contrario alla risoluzione di maggioranza, "passa come la regina delle tasse, ma la pressione fiscale è la più alta degli ultimi dieci anni: la verità è quattro anni di governo e zero riforme, calo della produzione industriale l'Italia fanalino d'Europa per stipendi e crescita, la riforma della giustizia è stata bocciata, per quella della sanità state dando uno schiaffo a sei milioni di cittadini che rinunciano alle cure"."La smetta con i ponti, presidente Meloni, che portano male a lei ed all'Italia", ha detto Conte. Il riferimento è non solo all'indagine della procura di Roma sul ponte sullo Stretto di Messina, ma anche al ruolo di pontiere rivendicato dalla premier con Donald Trump o Ursula von der Leyen. "Vi siete ostinati - ha continuato Conte - di mantenere il ponte con Netanyahu a prezzo del genocidio e ci hanno ripagato torturando i nostri connazionali e nemmeno si sono scusati. Ora il governo israeliano ci definisce il paese delle ciabatte. Ma come fa a non difendere l'onore della patria?”. Conte poi ha attaccato Meloni dicendo che "non si affaccia più ai summit europei, non si è presentata a quello in Montenegro. Perché, cosa doveva fare? Stentavo a crederci: doveva presentare un francobolloì. Ma cosa fate, gli offesi? Non può fare l'offesa perché fino all'ultimo giorno dovete difendere l'interesse nazionale, non scappare alla Schettino”.“Voglio raccogliere l'appello del coraggio alla verità della premier Meloni. Su 43 mesi del vostro governo la produzione industriale è calata per 35. Basta bugie, basta propaganda". Lo ha detto la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, alla Camera, dopo le comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo. "Abbiamo una crescita che sta a zero nonostante il Pnrr, il paese è fermo e noi vogliamo che riparta e che ricominci a crescere", ha aggiunto: "Pensavamo che oggi venisse a spiegarci come vuole aiutare a risolvere la crisi di Hormuz, non quella di Orbán. Abbiamo salari tra i più bassi d'Europa e sono scesi di nove punti negli ultimi quattro anni, dice l'Istat. E negli stessi anni i costi dei beni alimentari sono aumentati del 25 per cento: sono persone che con lo stesso stipendio di prima non riescono a fare la stessa spesa di prima. E intanto voi bloccate la nostra proposta unitaria sul salario minimo". La leader dem ha attaccato Meloni il governo sulle rinnovabili: "Mentite sapendo di mentire. Certo che sono cresciute le rinnovabili, ma meno della media europea. E certo che sono cresciute, ci mancherebbe anche che vi metteste col cacciavite a svitare gli impianti"."In Europa non avete mai fatto le battaglie giuste, necessarie per l'interesse nazionale e per l'autonomia strategica europea", ha accusato Schlein contestando la linea del governo sull'Unione europea. Secondo la segretaria, Meloni chiede oggi un'Europa più forte dopo aver lavorato per anni per indebolirla. Nel mirino, in particolare, l'opposizione al superamento del principio dell'unanimità, agli investimenti comuni e alla difesa europea: "Accettare di alzare la spesa militare al 5 per cento ma contrastare la Difesa comune vuol dire comprare più armi da Trump e renderci più dipendenti, non meno dipendenti", ha affermato. Schlein ha criticato anche l'assenza italiana nei principali dossier diplomatici, dall'Ucraina ai Balcani. "Oggi gli ambasciatori di Francia, Germania e Regno Unito incontrano il viceministro degli Esteri russo. Dov'è l'Italia?", ha chiesto, rivendicando il sostegno del Pd alla difesa del popolo ucraino ma anche la necessità di un'iniziativa diplomatica che coinvolga pienamente Kyiv e l'Unione europea. "I burocrati europei alla fine siete voi. Perché bloccate il superamento dell’unanimità e la difesa comune", ha concluso.