Palazzo Chigi chiede regole uguali per tutti

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Il sostegno all'Ucraina non è in discussione, ma il rapporto con Kiev deve essere all'insegna della serietà, senza scorciatoie. È questa la linea che Giorgia Meloni ribadirà oggi alle Camere nelle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, uno degli ultimi passaggi politici prima del vertice Nato dell'Aja e in una fase particolarmente delicata per il futuro del sostegno occidentale a Kiev.La presidente del Consiglio confermerà il sostegno italiano all'Ucraina sul piano politico, economico e militare, mantenendo la collocazione euro-atlantica che il governo ha rivendicato fin dall'inizio della legislatura. Ma accanto al sostegno a Kiev dovrebbe tornare anche un altro messaggio, già espresso nelle scorse settimane dal ministro degli Esteri Antonio Tajani: l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea resta un obiettivo condiviso, ma non può trasformarsi in una corsia preferenziale che finisca per penalizzare i Paesi dei Balcani occidentali.È una posizione che Roma considera coerente con la tradizionale attenzione italiana verso l'area balcanica e che Tajani ha ribadito più volte, sostenendo che l'allargamento ai Balcani rappresenta una priorità strategica per l'Europa e per l'Italia. Il governo si dice favorevole al percorso europeo dell'Ucraina, ma ritiene che i tempi e le modalità dell'adesione debbano rispettare le procedure previste e tenere conto anche dei dossier aperti da anni con i Paesi candidati dell'Europa sud-orientale.Il tema sarà inevitabilmente al centro del prossimo Consiglio europeo, anche alla luce del dibattito apertosi dopo le iniziative di alcuni partner europei per accelerare il percorso di integrazione di Kiev. In questo quadro l'Italia continua a sostenere l'Ucraina ma preferisce evitare fughe in avanti.Sul piano diplomatico, intanto, resta aperta la discussione sul ruolo dell'Italia nei nuovi formati di coordinamento tra gli alleati europei. Le polemiche nate dopo la mancata partecipazione di Meloni all'incontro tra Regno Unito, Francia e Germania non mancheranno di affacciarsi nel dibattito. Da Berlino è infatti arrivata una precisazione significativa: il formato E3 viene considerato uno strumento operativo, ma non esclude il coinvolgimento di altri partner europei, a partire proprio da Italia e Polonia.In questo contesto prende decisamente quota l'ipotesi di una nuova riunione allargata - il cosiddetto E5 - che potrebbe svolgersi a Berlino intorno al 15 giugno, con la partecipazione anche dell'Italia. L'obiettivo sarebbe quello di coordinare la strategia europea in vista dei prossimi appuntamenti internazionali e definire una posizione comune sul sostegno a Kiev e sulle prospettive di un futuro negoziato.