Ancora una volta è l’Ucraina a dividere Partito democratico e Movimento 5 stelle. Non c’è niente da fare. La tanto agognata sintesi non c’è, perché non ci può essere. Il partito di Elly Schlein, magari senza lo slancio ideale che sarebbe giusto avere, non ha dubbi sull’appoggiare l’imminente avvio delle trattative per l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Nella mozione parlamentare del Pd, che verrà presentata domani nell’ambito delle comunicazioni di Giorgia Meloni alla vigilia del Consiglio europeo, si ritiene l’ingresso di Kyjiv in Europa una scelta di fondo, strategica, che non può essere rallentata o rinviata.
Naturalmente Giuseppe Conte ne presenterà una propria che dice il contrario, d’altronde in continuità con la storica posizione del Movimento – contraria agli aiuti militari a Kyjiv e da sempre favorevole invece alla trattativa con Mosca malgrado Vladimir Putin continui a bombardare (ricambiato dalla Resistenza ucraina).
Per l’ennesima volta dunque i partiti del campo largo si presenteranno divisi, e sempre sulla politica estera. Il governo ne trae vantaggio. È un regalo atteso, ma non per questo meno gradito. Per una maggioranza slabbrata e per la prima volta impaurita – dal generalissimo Roberto Vannacci – è una boccata d’aria pura.










