Chiamate un egittologo, c’è da decifrare la posizione dell’Italia sull’adesione – integrale o soft che sia – dell’Ucraina nell’Unione Europea. Chi ha ragione tra i tre esponenti dei tre principali partiti del governo Meloni? Intanto c’è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, titolare della linea sulla politica internazionale insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni: ieri – e di nuovo ha ribadito oggi alla fine di un vertice informale dell’Ue a Cipro – ha spiegato che l’esecutivo è a favore. “Noi siamo favorevoli all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati – è il suo ragionamento -. Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che l’Ucraina e la Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Unione Europea. Noi siamo pronti a far la nostra parte per aiutarli”. Sembra un discorso che fila, lineare, senza intoppi. Ecco palesarsi il capitolo dell'”invece”. I distinguo spuntano già mercoledì, quasi prevedibili, sono arrivati dalla Lega “assolutamente contraria“. “Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, – spiegano da via Bellerio – Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni“.
Ucraina in Ue, governo diviso: Tajani favorevole, Lega contraria, FdI rinvia | Il Fatto Quotidiano.it
Tajani dice sì, la Lega dice no e FdI temporeggia: la posizione dell'Italia sull'adesione dell'Ucraina all'Ue è un rebus












