A pensar male... Mentre la maggioranza mette la sesta sulla legge elettorale, la Lega cerca e trova quei motivi che potrebbero giustificare un anticipo del voto di qualche mese almeno. Dall’autunno alla primavera 2027, come d’altra parte si sussurra da tempo. E certo l’Ucraina, come motivo per un prolungato litigio pre-elettorale, si presterebbe bene.Il fatto, innanzitutto. Poco dopo le 15.30 da Bruxelles fonti comunitarie fanno trapelare che già al prossimo Consiglio Affari generali, previsto il 16 giugno, potrebbe essere aperto il primo gruppo di capitoli negoziali con Kiev (e con la Moldavia). L’incontro, si fa inoltre notare, precederebbe il summit dei leader del 18-19 giugno, che potrà esprimersi sulla proposta approfittando del cambio di rotta del nuovo premier ungherese, Peter Magyar.Ma il caso è principalmente italiano. Perché nemmeno novanta minuti dopo la Lega dirama una nota durissima: il Carroccio, si spiega, «è assolutamente contraria ad ogni ipotesi di adesione dell'Ucraina all'Unione Europea. Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kiev nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni».È una mina lanciata tra i piedi degli alleati Giorgia Meloni e Antonio Tajani. La presidente del Consiglio non si esprime, ma a verbale ci sono le sue numerose dichiarazioni a sostegno di un’accelerazione delle procedure di adesione. E d’altra parte appena pochi giorni fa la Germania di Friedrich Merz ha proposto l’ingresso di Kiev nell’Unione come «membro associato».Insomma, la sortita di Salvini imbarazza e non poco la premier. E costringe anche l’altro vicepremier, Antonio Tajani, a ribadire che la linea dell’Italia su questi temi è nelle mani sue e di Meloni. «Noi siamo favorevoli all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione Europea, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati. Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che l’Ucraina e la Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Unione Europea. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per aiutarli», ha detto il ministro degli Esteri da Limassol, a Cipro.Certo si può discutere sul tempismo di Bruxelles, alla luce dell’imminente vertice Ue-Balcani della prossima settimana, in cui saranno presenti Paesi che da tempo spingono per entrare nell’Unione. In ogni caso il tema, in Italia e nelle altre cancellerie, non può essere messo sotto il tappeto. E diventerà forse dirimente l’11 giugno, quando la premier si presenterà alle Camere per le consuete comunicazioni in vista del Consiglio Europeo del 17-18 giugno. Comunicazioni molto anticipate, e che per questo indispettiscono e non poco le opposizioni.Ieri il Pd ha già iniziato ad attaccare, soprattutto con i riformisti. Da Lia Quartapelle a Stefano Sensi, sino a Piero De Luca, è un continuo evidenziare il «cortocircuito» nel Governo, con Salvini che «sconfessa Meloni». Reagisce anche Calenda, che accusa il capo della Lega: «Aspettiamo le altre quinte colonne di Putin. Questi si fanno anche chiamare sovranisti. Sovranisti russi...», scrive su X il leader di Azione.Ma anche le opposizioni hanno una grana quando si parla di Ucraina. M5s è fredda sull’accelerazione dei negoziati. Lo dice la governatrice sarda Alessandra Todde: «Prima di porci il problema di chi deve entrare dobbiamo pensare ai Trattati e alle regole in vigore, come l'unanimità». E la tutela che l’Ue offrirebbe a Kiev: «Ho vissuto 10 anni negli Usa, difficile possa considerarmi filorussa. Sono anni che stiamo trascinando il conflitto, ma a quale prezzo? Sono anni che i nostri cittadini pagano», conclude riprendendo la tesi dei “danni” che emerge anche dalla nota della Lega.
L'Ucraina nella Ue: la Lega è contraria e il Governo si spacca
Il Carroccio si oppone e sconfessa la linea di Meloni: Kiev danneggerà gli altri Paesi. Tajani: noi favorevoli ma senza dimenticare chi aspetta da tempo. Le opposizioni: ennesimo cortocircuito











